CHIESA DI S. FRANCESCO

CAMPOLASCO

S. Francesco in Campolasco:
una chiesetta sul colle


Sul colle di Campolasco in Bulciago, luogo ritenuto in età tardo romana e medioevale di comune proprietà della popolazione (campascua - n.d.r.), ove far pascolare le greggi, si erge dal XVII secolo, ben visibile con la sagoma essenziale ed austera, la chiesa di Campolasco.
La datazione è basata, più che su un'analisi stilistica dell'edificio, su una precisa documentazione, notarile e non, rinvenuta nell'archivio storico della Curia milanese e nell'archivio di Stato di Milano. Per il San Francesco in Campolasco si deve proprio parlare di fondazione personale in quanto la chiesa è sorta per volontà testamentaria di una persona benestante, il sig. Agostino Baretta (Beretta -n.d.r.), figlio del sig. Giovanni Antonio e della signora Loretta (o Lauretta - n.d.r.) Locatelli, figlia del fu signor Pasio (1) allora abitante, nel primo quarto del XVII secolo, in Campolasco di Bulciago.
Questo documento base, cui ci si riferisce, è il testamento del sig. Agostino Beretta da lui dettato il giorno di domenica 28 dicembre 1626, nel luogo di Cizanore (Zizzanorre) pieve di Missaglia e rogato dal pubblico notaio di Milano Giovanni Simone Meda, figlio del fu Donato, abitante nel luogo di Cremella, pieve di Missaglia, ducato di Milano (2). Con questo atto il sig. Baretta, dopo aver disposto vari legati, disponeva che il suo erede universale, la madre essendo egli celibe e senza figli naturali, della costruzione, con la spesa di scudi duecento, di una chiesa in luogo di Campolasco, da intitolare ai Santi Francesco e Carlo, a gloria di Dio e della Vergine Santissima. Per la costruzione indicò che si dovessero eseguire i lavori nel termine di tre anni dalla sua morte e che, terminata la chiesa, vi si celebrasse una messa settimanale, in perpetuo, de altri uffici divini, in rimedio all'anima sua.
A questo testamento egli fece seguire, il giorno seguente, lunedì 29 dicembre 1626, un codicillo da lui dettato sempre in località di Zizzanorre nella casa del sig. Gabriele de Nava, dove giaceva, sano di mente e di parola benché infermo nel corpo, rogato dal medesimo notaio Meda (3).
Con questa ulteriore disposizione, dopo aver richiamato la sua volontà testamentaria volta alla costruzione della chiesa di Campolasco, il sig. Baretta si preoccupava di assicurare i fondii necessari per la celebrazione della messa, resa quotidiana previa elezione di un sacerdote non in costante cura di anime, di spettanza di sua madre ed eventualmente di suoi sostituti, individuati nel fratello sig. Giulio Francesco e nelle sorelle Francesca, Vittoria e Laura in parti uguali; come esecutore testamentario di queste disposizioni nominava il sig. Augusto Corbetta, suo parente.
Sulla data di morte del fondatore della chiesa di Campolasco non vi sonno, fino ad oggi, dati precisi in quanto mancano per quel periodo i registri di morte; tuttavia è certo che la sua morte deve essere avvenuta poco tempo dopo la data del testamento, tanto che la madre signora Lauretta, in esecuzione della volontà del figlio, nei primi mesi del 1626, presentava istanza all'arcivescovo di Milano, cardinal Federico Borromeo, cugino di San Carlo Borromeo, per avere il permesso di erigere la chiesa in Campolasco. La richiesta, non direttamente datata, è riferibile ad una data precedente la fine di aprile del 1626 ed è annotata con un incarico, conferito al visitatore legionario Mario Antonino, di verificare l'esistenza del detto testamento (4).
In data 30 aprile 1626 viene fatta una relazione favorevole, sia sull'esistenza del testamento sia sull'avvenuta predisposizione del disegno architettonico fatto dal perito, che verrà poi visto ed approvato in data 20 maggio 1626 (5).
Ecco come viene tecnicamente descritto il disegno progettuale della chiesa da parte di Gian Battista Maderna: "… Disegno mm. 294 x 264, su carta filigranata inchiostro ed acquerello color seppia. Scala di 10 braccia milanesi. Iconografia raffigurante un edificio ad aula rettangolare con cappella maggiore quadrata. La sacrestia comunica con questa mediante una porta sul lato dell'Epistol, è dotata di due finestre e risulta suddivisa in tre zone: la sacrestia vera e propria, ilo campanile, l'oratizio, piccolo luogo destinato, forse, alla preghiera. In facciata vi sono due nicchie ai lati dell'ingresso. Dimensioni rilevate: br. 18 x 8 on. 8 (m. 10,62 x 5,11)." (6).
Quindi la signora Lauretta Locatelli, prima del novembre 1627, a chiesa costruita, inoltra, al cardinale Federico Borromeo, istanza di benedizione della chiesa " sotto la invocazione di santo Francisco (…). Detta Fabrica con l'aggiuto d'Iddio ha Havuto perfettione (…) e desiderando Lauretta Locadella che in esso oratorio si celebri quanto prima la messa ordinata, ricorre da V. S. Rev.ma /Supp.la dar ordine che detta Fabrica et oratorio sij visitato et conceder l'opportuna licenza per che in esso oratorio si possi celebrarela messa suddetta" (7).
Il 16 novembre 1627 venne conferito al vicario foraneo l'incarico di visitare la chiesa ed il 1 dicembre 1627 lo stesso visitatore stilava al riguardo relazione favorevole; il successivo 9 dicembre 1627 si chiedeva l'atto notarile di specifica dotazione finanziaria della chiesa per le necessarie assicurazioni di reddito per le celebrazione e per la manutenzione dell'edificio sacro (8).
Il suddetto atto notarile venne rogato il giorno venerdì 10 dicembre 1627, a cura del notaio della Curia Arciepiscopale di Milano, Giacomo Antonio Cerreti: in tele documento si definiva la dotazione di 60 lire imperiali annue, in perpetuo e, da parte della signora Lauretta, si costituiva garante esecutore, ai fini del reperimento delle dette lire imperiali a carico del patrimonio ereditario, il citato signor Agostino Corbetta, figlio di Alfonso ed abitante in Porta Orientale, Parrocchia di San Paolo in Compito a Milano, parente del testatore (9).
Finalmente l'11 novembre 1627 si concludeva l'istanza con l'autorizzazione a benedire, rilasciata dal vicario generale della Curia di Milano Marzio Polito, al Preposito (Prevosto - n.d.r.) della Pieve di Missaglia Gorino (10).
Ecco svelata, nella sua articolazione anche burocratica, la vicenda storica della fondazione della chiesa di Campolasco. Restano ancora incertezze da sciogliere in relazione all'effettivo numero di messe disposte nonché alla scomparsa della dedicazione anche a San Carlo; ulteriori notizie dovranno essere reperite sulla base di altre verifiche documentali, per la conoscenza e dei sacerdoti che vi celebrarono e delle motivazioni che determinarono, rispetto al disegno progettuale, le variazioni strutturali intervenute in fase costruttiva e dei successivi passaggi di proprietà della chiesa stessa. Sarà pure interessante indagare sugli eventuali rapporti di parentela esistenti fra il testatore signor Agostino Beretta ed il parroco pro-tempore di Bulciago di quel tempo: il sacerdote Battista Beretta; forse si potrà così sapere come mai il parroco Beretta non compaia nel carteggio coevo relativo alla fondazione della chiesa.

Piergiorgio Fumagalli

NOTE

(1) - Il signor Agostino Beretta era nato il 22 luglio 1588 a Bulciago e battezzato il 23 successivo, compare fu il signor Aurelio Carcho e commadre fu la signora Anna moglie del signor Alfonso Corbetta da Garbagnate (Archivio Parrocchiale Bulciago - (A. P. Bu.) - Atti di battesimo, anni 1572-1592).
(2) - Cfr., Archivio di Stato di Milano A.S.Mi. - Fondo Notarile, cart. 20510. Occorre qui fare una precisazione al riguardo dell'anno di testamento: in realtà non è il 1626, bensì il 1625: ciò è dovuto al fatto che, allora, alcuni notai, per gli atti rogati dopo il 25 dicembre, genetliaco di Nostro Signore Gesù Cristo, data di riferimento giuridico della fine dell'anno, provvedevano ad apporre subito, prima dello spirare del 31 dicembre, il nuovo anno. Ecco perché nei primi documenti di corredo e supporto alla richiesta di costruzione della chiesa stessa, inoltrata successivamente alla morte del figlio, da parte della signora Lauretta Locatelli, vi compaiono date dei primi mesi del 1626, in apparente contraddizione temporale con la data del testamento che resterebbe così successiva.
(3) - Il documento è in A.S.Mi., Fondo Notarile, Cartella 20510. Anche per questo atto vale l'osservazione riguardo all'indicazione dell'anno di rogito, svolta nella nota precedente.
(4) - La documentazione cui si farà d'ora in poi riferimento, relativa alle pratiche amministrative è conservata presso l'Archivio Arcivescovile di Milano (A.C.A.Mi.) Fondo Spedizioni Diverse, cartella 4. Sull'importanza di detto Fondo Archivistico si veda anche: GATTI PERER, Maria Luisa, Nuovi documenti per l'architettura barocca milanese, il fondo Spedizioni Diverse dell'Archivio della Curia Arcivescovile di Milano, in Arte Lombarda, Rivista di Storia dell'Arte, anno XII, secondo semestre, 1967, edizioni La Rete, pagine 66-69.
(5) - A.C.A.Mi, Fondo Spedizioni Diverse, cart. 4.
(6) - MADERNA, Gian Battista, Per l'architettura religiosa nella Diocesi di Milano dopo San Carlo. Il Catalogo del Fondo Spedizioni Diverse - Parte prima (1577-1699).
(7) - A.C.A.Mi., Fondo Spedizioni Diverse, cart. 4.
(8) - IBIDEM, Ivi.
(9) - Cfr., copia notarile del notaio Giacomo Antonio Cerreti esistente in A.C.A.Mi., Fondo Spedizioni Diverse, cart. 4.